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 .DOCUMENTI Basta il passaporto valido.

 VACCINAZIONI Non richieste.

MONETA, Dirham. Vale circa 175 lire italiane

 CLIMA  Un'eterna primavera calda. Attenzione alle notti nel deserto: ovviamente c'è l'escursione termica.

FUSO ORARIO Meno 1 con l'ora solare.

TELEFONO Dal Marocco in Italia: prefisso 0039 più quello della città senza zero e numero dell'abbonato. Dall'Italia al Marocco: 00212. Il prefisso di Marrakech e della maggior parte dei Sud è 04.

QUANDO ANDARCI Non ci sono controindicazioni. Non fatevi scoraggiare da chi dice che in agosto c'è molto caldo.

COME ANDARCI

Da Roma e Milano si vola a Marrakech via Casablanca. Royal Air Maroc (06-47823336 02-29001014)  dom. Le tariffe vanno da 702 mila della bassa stagione a 802 mila nella alta. Alitalia . Tariffe da 891 mila lire a 994 mila.

Ufficio nazionale per il turismo dei Marocco, via Larga 23 Milano tel 02-58303633

 

 FES   Il cuore del Marocco più antico

Dichiarata patrimonio mondiale dall'Unesco, Fès è la  più antica città imperiale del Marocco. Eppure, diversamente da Marrakech, non ha mai avuto una vera vocazione turistica, ancora oggi conserva molti segreti. Resistendo agli attacchi dell'industrializzazione e all'importazione massiccia  della paccottaglia dei nuovi dragoni asiatici, i fessini continuano a considerarsi senza rivali nell'arte di scolpire il legno, di lavorare il gesso, di creare splendidi arabeschi. La città vecchia ha mantenuto intatto il suo ordinamento, con dei quartieri‑alveare che accolgono ognuno una corporazione diversa: falegnami, tintori, vasai, cordai... A capo di ogni corporazione, un sindaco (amín) che esercita uno stretto controllo sulla qualità e i prezzi dei beni prodotti. Per scoprire Fès ci si deve perdere, letteralmente, in queste sue stradine strette e tortuose

AGADIR E DINTORNI

 Avete mai visto un albero addobbato di capre? Quella che potrebbe sembrare una delle tante bizzarrie natalizie, in Marocco è una scena all'ordine dei giorno Basta aggirarsi per l'Anti Atlante la regione che si trova alle spalle di Agadir: l'unica zona al mondo, assieme al Messico, dove crescono gli alberi di argan. E sugli alberi di argan crescono le capre. La loro ghiottoneria le spinge infatti ad arrampicarsi sulla cima per mangiarne i preziosi frutti, simili a olive, contendendoli alle cuoche berbere e alle industrie cosmetiche. Agadir è il punto di partenza ideale per visitare la regione dell'Anti Atlante: rasa al suolo dal terremoto nel '60, è stata ricostruita a uso e consumo dei turismo. Alberghi e ristoranti non mancano, come pure gli accoglienti villaggi turistici, Attacca al villaggio c'è anche l'unico casinò cittadino, dove potreste tentare di rifarvi alla roulette dei soldi del viaggio (ma occorre uno stanziamento minimo di 400 dirham, circa 70 mila lire). Cosa fare ad Agadir? Se proprio volete uscire dal paradiso dorato degli albergoni superattrezzati (sulla costa è tutto un susseguirsi di grandi alberghi), potrete scegliere tra la spiaggia immensa o quasi inesistente a seconda della marea e la vecchia kasbah sulla cima della collina dominata dall'onnipresente motto "Dio, la patria e il re", che campeggia da tutti i punti più visibili dei paese. Dopo il terremoto di quello che era un quartiere con oltre mille abitanti è rimasto solo il perimetro delle mura, ma da lassù la vista sulla città e la baia è splendida, soprattutto al tramonto. E' invece la mattina momento migliore per immergersi nell'atmosfera caotica del mercato del pesce, all'interno del porto, e godersi la vista di quella strana foresta creata dagli alberi dei pescherecci. Ma vale sicura mente la pena fare un piccolo sforzo in più per scoprire località più interessanti. E per rendersi conto che le capre sugli alberi ci sono davvero.

Due le attrattive di Taroudannt le splendide mura di fango rosso perfettamente conservate e il mercato giornaliero. il modo più rilassante per godersi il panorama dei bastioni è farlo da seduti a bordo di uno dei carretti a cavallo che sostano nei pressi dell'ingresso principale. All'interno del souq troverete di tutto, compresi vasi da fiori fatti con i resti dei copertoni dei camion. Il  negozio di Lichir al Houchine (36 souq Semata) ha un ampio assortimento di artigianato e antiquariato: Tappeti, gioielli berberi, profumi e spezie sono le tentazioni più irresistibili del souq. Difficile resistere al richiamo olfattivo del tè alla menta o dell'ambra. Tra le curiosità, da segnalare il "rossetto berbero". Un apparentemente innocuo pezzo di terracotta che ba gnato si trasforma, appunto, in un rossetto. Appena fuori dalle mura c'è uno dei migliori alberghi della città: l'Hotel Palais Saiam (te 852312), ex residenza di un pascià del 19° secolo. La doppia costa circa 100 mila lire a notte.

L'ideale per conoscere più da vicino i villaggi berberi è far tappa a Tafraoute (per dormire: Hote Les Amandiers, tel. 800033; doppia a 70 mila lire circa). Per arrivarci da Agadir si attraversa la valle di Amein, punteggiata da numerosi villaggi (lda‑ou‑Gnidif e Ourriesnat sono tra i più interessanti). Difficilmente troverete una casa berbera senza la caratteristica porta blu, il colore che tiene lontano il  malocchio. Le case tipiche sono fatte in pisé, un misto di paglia, argilla e pietre. Sulla costa atlantica merita una breve visita il minuscolo villaggio di Sidi R'bat, regno dei pescatori di calamari. Dal sentiero che porta al mare non si vede se non qualche barca portata in secco: ma basterà percorrere una delle stradine che scendono lungo lo sperone roccioso per scorgere le decine di "buchi tappati da una porta" che ne costituiscono il provvisorio rifugio. Le loro famiglie infatti restano sulle montagne, nei villaggi d'origine, in attesa dei soldi e dei ritorno degli uomini.

Sempre sulla costa, ma a nord di Agadir, c'è Essaouira (se trovate posto, vi consigliamo la Villa Maroc, tel. 473147, albergo ricavato dalla ristrutturazione di due case dei XVIII secolo; il costo della doppia è di circa 95 mila lire). Dopo aver fatto il giro dei bastioni e visitato i due skala (forti), vale la pena addentrarsi tra i vicoletti e le piazze della città vecchia, racchiusa all'interno delle fortificazioni. Il centro della vita sociale è la Place Prince Moullay Hassan, il posto ideale per passare la giornata bighellonando da un bar all'altro. Ma Essaouira è anche li posto ideale per acquistare gli intagli in legno di Thuja: le migliori botteghe si trovano nei dintorni di piazza Hassan e sotto la Skala de la Ville.  

ALLA SCOPERTA DELLE QUATTRO CITTA' IMPERIALI

Fez  la conceria delle pelli   foto di Valter Canarelli

A bordo di un comodo pullman si attraversa il paese dei berberi

 Un viaggio in Marocco dedicato alle città imperiali: Fes, Marrakesh Rabat e Meknes. La prima tappa è Marrakech, la più famosa delle quattro. Da vedere  Palazzo Behlia, le tombe Saadiane e i giardini di Menara. Per gli amanti dello shopping un'attrazione irresistibile: il souq. Quello di Marrakech è il più fornito del paese, qui si può trovare di tutto  ma la contrattazione è d'obbligo.Sulla strada per Rabat una breve sosta a Casablanca e un rapido giro della città per vedere piazza Mohamded V e la moschea Hassan IIII. Nel pomeriggio a Rabat, dove si visita il palazzo Reale, la Kasbah degli Oudalla e la torre di Hassan. La sera si pernotta a Kenitra. La tappa successiva è Meknes, dove i monumenti più interessanti sono la moschea Moullay lammil, la porta Bab El Mansour. Nel pomeriggio si riparte per Fes, via Moulay Ildriss, città santa dell'islam e Volubilis con le sue vestigia dell'impero Romano.Il sesto giorno è dedicato tutto alla visita della più antica delle città imperiali. Fes venne costruita nell'808 da Moulay Ildriss. Da vedere il Palazzo Reale, il quartiere El Diedid e la Medina. Il giorno seguente si rientra a Marrakech.

MARRAKESH

il prefisso telefonico del Marocco è 00212, quello di Marrakech è 4. Per chiamare l' Italia il prefisso internazionale è 0039. La valuta corrente è il Dirham, circa175 lire.

Rifugio dorato dei francesi prima della fine di ogni colonialismo, oggi Marrakech è una città cosmopolita, Scrittori, ereditieri, stilisti di moda (Yves Saint Laurent e Pierre Bergé sono stati i pionieri), fashion fotographers, creatori di immagine e avventurieri di tutti i generi hanno comprato le case più belle della Medina (gli ex proprietari locali preferiscono le brutte residenze condominiali del quartiere moderno), le hanno ristrutturate e ne hanno fatto palazzi che esibiscono uno sfarzo suggestivamente marocchino. In questo mondo misto, dove l'integralismo non ha avuto accesso, si avvertono correnti di savoir vivre, chic et glamourous, a cui difficilmente i veri viaggiatori si possono sottrarre. Una vita "spericolata" che di notte, non essendoci locali notturni, si svolge tutta all'interno delle case alla moda o dei lussuosi ristoranti.

MANGIARE Ovviamente, il cous cous protagonista indiscusso delle tavole marocchine, come di quelle di tutto il Maghreb  Contrariamente a quanto s crede, cous cous si chiamano i grani di semola che accompagnano carni diverse (pollo, montone e altro), con salse anche molto speziate Altro piatto nazionale è il tajine, uno stufato a base di pollo, agnello, montone o pesce fatto cuocere insieme a verdure e frutta. Altre specialità  sono l'harira (zuppa di pollo con riso, pasta o ceci), djeje billz (pollo al tegame con salsa di cipolle e mandorle), il kawarma (agnello cotto con spezie e rotelle di cipolla), il lahm el m'qali (costolette di agnello al limone) . Tra le ghiottonerie, non tralasciate il ruimen bjbn (melagrana con formaggio e miele). YACOUT, 79 Sidi Ahmed Soussi, tel. 382900 (solo su prenotazione; chiuso il lunedì). Nel centro della Medina, decorato da Bill Willis (che a Marrakech ha una specie di esclusiva ... ). Ambiente elegante, clientela raffinata e cucina superlativa.  Insuperabile il tajine di pesce. La media del conto è 80mila lire.DAR MARJANA, 15  derb Sidi Ali Tair, Bab Doukkala, tel. 445773- 441110. In quanto a raffinatezza fa a gara con il precedente. La specialità del posto è il_pollo marjana, preparato al forno e ripieno con un specie di frittata. Spettacolo di belly-dance (la danza del ventre). In media si spendono 80 mila lire.BARAKA, piazza Jemaa el‑Fna. Sulla piazza più famosa della città, ottimo per pranzare in un bellissimo giardino esotico (si sconsiglia andarci di sera). Il menu deve comprendere assolutamente  gli involtini di riso fritto. si spendono circa 60 mila lire

  SHOPPING

Evitate accuratamente i negozi per turisti: vi rifilano imitazioni a caro prezzo. Meglio acquistare nella Medina o altri negozi frequentati da marocchini. Gli indirizzi che seguono non possiamo indicarli con i numeri perché sono tutti all'interno della Medina. TRESOR DU NOMAD Mouassine, Medina, tel 427240. Assolutamente da  visitare, è il posto migliore di Marrakech per lo shopping  Tutto ciò che è diverso, dai soliti souvenir lo si trova qui Qualsiasi oggetto per Ia casa, anche il più banale!  Trèsor diventa prezioso per il suo decoro, ma non caro Chiedere di Moustafà Bia il simpatico proprietario. BAZAAR CHICHAOUA 57 rue Ksour, tel. 440713 nel quartiere di Ksour, a, cinque minuti dalla piazza Jemaa el‑Fna. Si trova una vasta scelta di Kilim.   ENSAMBLE ARTISANAL, 27 Av. Mohammed V tel. 448006. Raccoglie il meglio di tutto l'artigianato marocchino, in un grande centro, gestito dal governo. Prezzi fissi.         LE SIGNE DE LA BALANCE, rue Mouassir, Piccola boutique colma di oggetti da scoprire.  MINISTERO DEL GUSTO  11 Derb el Maroufi Ksour, tel. 427936. E il posto più originale per fare acquisti a Marrakech. in un antico riad (la tipica casa marocchina), rimesso a nuovo, il Ministero del Gusto ha creato una mostra permanente che fa parte del suo arredo domestico: oggetti di design per l'arredamento di un suggestivo sapore etnico, progettati da due artisti italiani e fatti realizzare da artigiani locali. Volendo, gli oggetti (lampade, letti, poltrone, suppellettili etc.) si possono ordinare e farseli spedire a casa.  L'OURIKA, 77 Deffa Marbaa. Un indirizzo imperdibile per chi cerca caftani e tessuti di ottima qualità.  MOUSTAFA, 28 Souk Filala Semmarine. Avete presente le classiche babbucce marocchine, quelle a punta e aperte dietro? Bene, Moustafa ha quelle più belle di tutto il Marocco: in pelle, in tessuto, ricamate in oro, bordate di pelliccia, in cachemere, in pelle di orso e, addirittura, di serpente.    ART DE MARRAKESH 85 Rahba el Kedima  LA PORTE D'OR, 115 Souk Semarine. Due indirizzi garantiti per acquisti di tappeti e Kilim. Ne hanno di ogni forma, colore e prezzo.  ANTIQUITE DU SAHA RA, 176 Rahba ei Kechima. AU PETIT BENEFICE,  Adsa Abderrahim, 25 Souk des Teinturiers. Entrambi, veri pozzi di tesori nascosti. Gioielli antichi e moderni, mobili antichi e rarità introvabili in qualsiasi al tra parte del mondo. ATLASEPICES, 1 rue Si di el Yamani, Ksour. Spezie di tutti i generi e qualità da utilizzare per preparare profumi o in cucina.  FIORI.   In Marocco si è sviluppata una fioricoltura di un livello industriale tale da rappresentare una voce importante commercio con l'estero. Rose (soprattutto) e una infinita varietà floreale si possono comprare al mercato di Gueliz in avenue Mohammed V. Aperto tutti i giorni

DA NON PERDERE

PLACE JEMAA EL-FNA. E' il cuore pulsante della città e la curiosità numero uno di ogni turista che arriva a Marrakech. Al mattino c'è un immenso mercato dove si vende di tutto, dalla frutta ai denti umani placcati d'oro. Contemporaneamente, la piazza si popola di saltimbanchi. giocolieri, incantatori di serpenti, indovini, acrobati, lottatori mangiatori di fuoco, curiosi, affaristi, mediatori e, ovviamente, turisti. Attenzione a borseggi.

FOMarrachesh piazza Jemaa el Fna   foto di Valter Canarelli

  IL MINARETO DELLA KOUTUBIA. Costruito tra il 1184 e il 1189. è l'originale della torre Giralda di Siviglia. E' alto 77 metri ed è meravigliosamente decorato all'esterno.  

 PALAIS EL BACI. Chiamato anche l' incomparabile, e cioè  con uno dei 99 so­prannomi di Dio. le sue rovine oggi servo­no da scenografia per il festival annuale del folklore marocchino, che si tiene all' 'inizio di giugno.  

 TOMBE SAADIANE. Sebbene utilizzato per seppellire il sultano Abdoti el Hassan nel 1351, il luogo è diventato necropoli reale solo nel 1557 con l'inumazione del principe saadiano Mohammed ach Cheikh. Dopo di lui, vennero sepolti la moglie. il figlio e i suoi tre successori. Ma nel 1672 sale al trono Mulay Ismail, appartenente a una dinastia rivale, e fa murare l'ingresso alle tombe, che verrà riaperto solo nel 1917 dal Service des beaux-arts.  

IL CONSIGLIO

Al tramonto, un tè alla menta al Mirador. Assolutamente da non perdere. Il Mirador, in avenue Mohammed V, ha una vista panoramica su tutta la città. Vale la pena spendere anche i 10Dh per l'ascensore e per il boy-Iift che vi accompagna

 Una sosta al Cafè de France. Ha una terrazza che si affaccia in parte sulla piazza Jemaa el Fna. Carino pranzare a mezzogiorno.

Visita alla Palmaraie. Da fare in taxi (100 Dh) o meglio, in una bella giornata di sole, con una carrozza che in circa tre ore, vi permette di fare il tour completo di una delle più grandi oasi del sud del Marocco.

Trattare sempre il prezzo dei taxi. E non solo: trattare è una consuetudine molto ben vista.

 LO SCONSIGLIO

 Affidarsi alle guide non ufficiali. Meglio quelle ufficiali. Tutte le guide, ufficiali e non, ricevono una commissione, da parte dei negozianti, sui vostri acquisti.

 Guidare l'auto di notte. Guidare è già molto pericoloso di giorno. Di notte è un puro atto di autolesionismo.

Gli Hammam pubblici. Non sempre i tipici bagni marocchini sono in regola con la nostra idea dell'igiene. Meglio quelli degli alberghi. L'Hammam dell'hotel Mamounia è il migliore.

 Visitare La Menara. E considerato il più interessante monumento di Marrakech. In realtà, il giardino non è curato e il canale di irrigazione è pieno di acqua melmosa. L'unica cosa interessante è il padiglione di caccia reale ma è sempre chiuso.  

MARRAKECH

Fatta di case color terra, chiuse dentro magnifiche mura rosse sperdute nella grande piana stepposa dell'Haouz, Marrakech ha un passato imperiale di potenza e di fasti, ma oggi vive esclusivamente di turismo. Da vera professionista del tempo libero, sa trasformarsi in un luna‑park perfettamente collaudato e oliato nei suoi meccanismi del divertimento, ma sa anche ritrovare la sua essenza e la sua cultura affondate in un lontano incrocio tra la civiltà dei contadini berberi e quella degli arabi arrivati fin qui portando gli insegnamenti del Corano

Una muraglia perfetta ha conservato le vecchie atmosfere La porta di lrhli, uno dei passaggi che interrompono la poderosa cinta di mura che racchiude la parte originaria della città .

Di sera la Jemaa el Fna, il rettangolo di selciato che è il riassunto in breve di Marrakech, cambia piano piano gli spettatori. Mentre il sole si abbassa a occidente proprio dietro le tre palle una sopra l'altra del minareto della Koutoubia, il cielo finalmente esce dalla fissità azzurra della giornata e il caldo si fa meno appiccicoso. Piano piano la gente se ne va e la gente arriva. Partono i turisti rimontando in gruppi ordinati sui pullman che li hanno portati fin qui e li riporteranno adesso nei rifugi laccati degli alberghi costruiti in questi anni, se ne vanno gli attori che fan spettacoli per i turisti. Arrivano con le ombre lunghe del tramonto, le ombre magre e allucinate dei cantastorie; arrivano i gestori dei ristoranti all'aperto e cominciano ad accendere fuochi di carbone sotto spiedini di carne e pentoloni di brodo dall'odore strano; arriva questo pubblico dai visi antichi per questo spettacolo naturale che non è fatto per gli stranieri e che si ripete uguale da sempre. Piano piano si spegne il sole, piano piano la piazza si accende di lampadine che sembrano fuochi e di volute nebbiose che sarebbero infernali se non sapessero, invece, di piacevoli sapori di cibi. A piccoli gruppi si cena alla luce di queste lampade fioche, seduti sulle panche intorno ai tavoloni unici dei buffet sotto le stelle nell'aria tiepida della sera, qualcuno già ha finito e si alza lasciando pochi resti nel piatto di terracotta decorata ai mendicanti in attesa alle spalle. Vecchi mendicanti che sono uomini alti e allampanati, chiusi entro i sacchi sdruciti con il cappuccio che si chiamano diellabah e sono il vestito di tutta la loro vita, spesso dagli occhi martoriati da oscure malattie o chiusi da cataratte irrimediabili, a volte accompagnati per mano da bambini che potrebbero essere nipotini ma non lo sono e porgono ai vecchi con dolcezza e amore il boccone di pane, il resto di CocaCola lasciato sul tavolo. Vedi, in quelle rughe che disegnano la faccia, i tratti dei contadini berberi, puoi indovinare vicende che si ripetono qui in Marocco ma anche altrove, in tutti i luoghi dove c'è un'agricoltura fragile e per caso spuntano i fasti di una città che ha un successo turistico: la provenienza da un villaggio ancorato su, in un anfratto sperduto del vicino Atlante, i greggi di pecore e capre sempre meno folte, i pascoli magri, probabilmente una carestia, l'abbandono della terra. Arrivano nel mito della città, non trovano niente, ma non perdono la fierezza. Sono ombre magre che vagano sinistre in questa piazza che sa essere meravigliosa ma anche sinistra come il suo nome. Jemaa el Fna, che più o meno significa “piazza dei condannati”, perché certo era qui,  nel cuore cittadino, davanti a tutti, che si tagliavano teste e si frustavano i colpevoli.

I giovani che oggi affollano il rettangolo non l'hanno mai visto, ma se lo fanno raccontare. Stanno in circolo intorno a vecchi accucciati su un minuscolo tappeto che parlano, si accalorano, recitano in quelle lingue che sono dialetti arabi o dialetti berberi o un po' dell'uno e un po' dell'altro, dai suoni aspirati, raschiati, a volte gutturali, a volte dolci e cantati. Sono storie antiche di guerrieri e di guerre, di amori e mitici monarchi, sono le leggende del tempo in cui la città era la casa dell'imperatore e il centro della grandezza marocchina. Se non ci fossero quelle auto parcheggiate a lato della piazza, se non fosse per quelle lampade elettriche e la musica che si sente provenire dal recinto del Club Méditerranée che, potenza del business turistico, confina proprio con la piazza, e per quei pulIman con aria condizionata parcheggiati davanti all'ingresso del Club, sarebbe un vecchio quadro perfetto. Chi veniva qui soltanto dieci anni fa ricorda i lumi ad acetilene e nessuna auto dentro il rettangolo. Ma quelle vecchie carrozzerie parcheggiate, le Mercedes con scritto taxi e i conducenti consci di essere dei privilegiati in piedi accanto, non annullano tutto il resto. Dettagli trascurabili in questa città che ha la capacità straordinaria di perdersi e di ritrovarsi, di lasciarsi apparentemente colonizzare dal turismo di massa e dalle perversioni che esso trascina con sé e di non perdere mai la sua identità, di essere la Marrakech giocattolo che turisti frettolosi visitano e sfiorano in 48 ore di giri e shopping affannati, e anche la Marrakech antica e profonda, punto di riferimento culturale irrinunciabile di questa regione a metà tra i costumi dell'etnia berbera sviluppata tra le montagne dell'Atlante e gli arabi arrivati fin qui con l'arroganza santificatrice del Corano.  

C'è solo qualche ora di viaggio tra Marrakech e una città balneare e banale come Agadir, fatta di contenitori turistici e qualche spiaggia; ci sono poche centinaia di chilometri tra Marrakech e la costa ricca, moderna, vivace di Casablanca o della capitale Rabat: cosi il destino della città ai piedi dell'Atlante è di dover subire paragoni sempre perdenti. Turisticamente: c'è troppo poco, si dice, a Marrakech perché possa competere con le spiagge di Agadir. Economicamente: l'agricoltura, il palmeto che circonda la città non fruttano certo come le piantagioni intensive e moderne del nord. Politicamente: i centri del futuro marocchino ormai sono altrove, non certo in questa vecchia città simbolo. Culturalmente: è un mondo troppo vecchio, senti dire.

Così Marrakech se ne sta fuori da tutti i giochi, solitaria spiritualmente e anche fisicamente, sperduta com'è in quella sua spianata polverosa e silenziosa che è la piana di Haouz. Quando s'arriva con una delle sgangherate corriere di linea o con un nuovissimo pullman delle agenzie turistiche da Agadir, Marrakech è dietro le montagne sassose dei primi contrafforti dell'Anti Atlante. Si va su e giù su colline tortuose, lungo una strada lucida battuta da vecchi camion che si affannano sulle salite e scivolano veloci e pericolosi nelle discese. Lontano vedi le nevi dell'Atlante che coprono tutta la sfilata di cime, la terra intorno è color ocra con poche sfumature. Poi è la piana stepposa, senza niente, con qualche figura di contadino a dorso d'asino che trotta sul margine della strada e villaggi di case quadrate color marrone come la terra (mentre Agadir è tutta bianca come le sue spiagge),che si vedono lontani. Chilometri e chilometri di polvere e monotonia tagliati solo dalla strada. Poi compaiono le mura color ocra. Doveva essere una visione sconfortante per chi partiva dal deserto alla testa di un'armata e arrivava fin qui per attaccare la città imperiale del monarca Youssef Ben Taclifine che la fondò nel 1062 eleggendola capitale del regno. Quelle mura grandiose, enormi, impossibili da abbattere, e le porte che si chiudevano una dopo l'altra a proteggere la città.

Si va oggi a visitare la perfetta organizzazione che aveva fatto di Marrakech un'isola autosufficiente in mezzo alla steppa polverosa che precede il deserto. Intorno alle mura marroni c'è ancor oggi la palmeraie, l'enorme palmeto composto da migliaia di piante, e ci sono 3400 ettari di ulivi e verde che interrompono miracolosamente i 14.775 kmq di steppa della vallata dell'Houez. Un verde prezioso strappato all'arida terra e costruito centimetro quadrato dopo centimetro quadrato utilizzando antiche tecniche di irrigazione. L'acqua a dire il vero non manca a Marrakech, perché scende giù dalle montagne dell'Atlante, ma distribuirla senza disperderla conservandola per i periodi di siccità non è una facile arte. Si va al Jardin de l'Aguedal e alla Menara per vedere due magnifici esempi delle conoscenze botanico‑idrauliche dei marocchini. Ci sono due grandi bacini artificiali, due laghetti quadrati e azzurri che servono da serbatoi per i canali di distribuzione dell'acqua. L'oasi inventata: un tempo quei laghi rappresentavano la garanzia della sussistenza stessa di Marrakech. Oggi i canali continuano a portare acqua alle vecchie radici messe in bell'ordine in filari concentrici, ma nessuno si preoccupa più di tanto dell'agricoltura cittadina. Si vive della terra organizzati ancora in un'economia rurale fuori del tempo neppure troppo lontano da qui, nei villaggi berberi a ridosso dell'Atlante, abitati da un popolo che è riuscito a vivere di allevamento e agricoltura in tutti i climi, ai piedi di queste montagne o più giù, nel Sahara.

I dati ufficiali dicono che il 65% della popolazione residente nella regione di Marrakech (in totale 1.200.000 persone) vive dei prodotti della terra. Non qui, intorno alla città, dove si sono scoperti altri più fruttuosi (almeno apparentemente) business. Il mezzo milione di persone che abita e formicola dentro l'area urbana vive per il 90% di turismo o delle attività strettamente collegate. Decine di alberghi sono sorti appena fuori le mura, le agenzie turistiche locali che accolgono e smistano i forestieri portati qui a migliaia dai tour operator internazionali sono decine, il commercio di souvenir ha un fatturato annuo clamoroso. Di mattina presto, davanti agli alberghi del turismo “tutto compreso” raggruppati in un unico quartiere, l'Hinvernage (grandi strade, grandi hotel isolati nel verde, nessun momento di vita vera cittadina), si affollano le “guide”, un'istituzione di Marrakech. Guide statali, con placca o senza placca (è il distintivo dello Stato), ufficiali, ufficiose, fasulle, arroganti, piacevoli, spiacevoli, informate o poco informate, ragazzini, giovani e vecchi che offrono i loro servigi ai turisti, che quasi assaltano i turisti. E insieme alle guide fanno ressa i calesse a cavalli. E poi i commercianti nel suk che ti prendono tenaglia il braccio per proporti a prezzo decuplicato la loro merce C'è una sorta di ubriacatura “da turista” che prende tutta la città tutta Marrakech ti sta addosso affannata perché il forestiero, che visto immensamente ricco e immensamente ingenuo, qui passa e va, bisogna coglierlo in fretta. Gli invasori oggi trovano aperte le magnifiche e massicce bab (le porte) che interrompono ogni tanto i 12 chilometri di mura (alte 5 metri e spesse 2). Arrivano in amicizia, gli stranieri, ma finiscono per snaturare un poco l'essenza di una città arrivata nella nostra epoca con solo due o tre pennellate di ritocco in qualche migliaio d'anni di storia. Così la città si difende e resiste, come può, chiudendosi la sera attorno ai suoi cantastorie, raccogliendosi intorno alle case rosse e quadrate delle sua kasbah (la parte più antica della Medina, cioè della parte chiusa dentro le mura), tenendo separate le due città che compongono Marrakech, quella vecchia e quella nuova.

Scendo lungo la grande avenue Moliammed V che inizia al nord della città, là dove parte la strada per Casablanca e scivola giù in diagonale passando una porta delle mura e approdando nella Jemaa el Fna: una linea ideale, quindi, che unisce i quartieri nuovi e la vecchia solida anima della Medina. C'è un traffico caotico fatto di camion, di bus, di auto, di calessi, di piccole moto, di poche biciclette. Sembra una città affannata e invece è solo confusa, perché appena più in là c sono strade silenziose e vuote. Su marciapiedi una folla di pedon snocciolata lungo un filare di vetri ne. Tanti negozi, senza interruzione

Poi più giù, oltre le mura, la Medina e la Jemaa el Fna di giorno Ci sono i giocolieri che suonano

tamburi e fanno ruotare il fiocco de fez con leggeri movimenti della testa; ci sono incantatori di serpenti; venditori d'acqua; gli ammaestratori di scimmie; i falconieri: di giorno( lavorano a gettone, pochi dirhan ciascuno per brevi esibizioni o per un clic della macchina fotografica Comitive di biondi tedeschi e vecchi americani vagano divertite, la mano perennemente affondata nella tasca delle monetine. “Monsieur, monsieur, ti accompagno, la città è pericolosa, il mercato ancora di più, ti serve aiuto, mi dai quel che vuoi”. Ragazzini insistenti raccontano innocue bugie perché non è vero che la città è pericolosa. Nemmeno il suk che nei film è sempre percorso da ombre sinistre e da rapitori di donne bianche. E invece nella realtà è solo percorso da folle stipate e variegate composte da donne arabe vestite di scuro o di bianco e dal volto rigorosamente coperto da un velo, da donne berbere più colorate e aperte, da uomini scuri dalla pelle lucida e dal profilo secco dei contadini, da altri che hanno il faccione largo dei commercianti arabi, dalle chiome bionde e dai calzoncini corti delle turiste cui non importa di urtare la suscettibilità di questi rigorosi musulmani, da forestieri che viaggiano in piccoli branchi facile preda dei commercianti in agguato sulla soglia delle loro bottegucce, da forestieri singoli che sgambettano dietro alla guida‑ragazzino che ha fatto scattare il cronometro e va spedito in mezzo a questo bailamme di strade strette, di ombre tagliate dalle stuoie di canne appoggiate ai tetti di due case separate dal vicolo, di odori e di rumori. Non ci si perde, ma la sensazione è quella.

Bisogna uscirne e rendere, poi, l'obbligatorio omaggio ai segni grandiosi del passato della Marrakech imperiale. Ma si fa in fretta, perché i monumenti sono pochi e la storia semmai si avverte e si respira meglio vagando senza nessun itinerario dentro la Medina, guardando le case aggrovigliate una sopra l'altra, bevendo un tè alla menta sulla terrazza di un caffè che si affaccia sulla Jemaa el Fna. Ma c'è qualche piacevole obbligo monumentale. C'è la moschea della Koutoubia (non si può visitare: entrano solo i musulmani, senza eccezioni, perché a Marrakech la religione non si mette in mostra) con il suo minareto alto 77 metri con le tre palle di bronzo che dicono sia il più bello di tutto l'Islam. C'è il grande palazzo reale che si apre spesso per ricevere re Assan II, discendente diretto del profeta Maometto, e il suo seguito che di solito sta a Rabat a governare il Paese e viene a trascorrere qualche mese l'anno in quest'isola straordinaria nel deserto dell'Haouz. Ci sono le tombe saadiane, ci sono due magnifici palazzi arabi che tutti noi abbiamo sicuramente già visto in un film in costume perché ogni volta che un regista ha bisogno di una perfetta architettura islamica viene qui. Poi, se si vuole, si salta sull'immancabile calesse a cavallo e si fa, piano piano, il giro esterno delle vecchie mura che i cavalli conoscono ormai a memoria.

Facile, bastano un paio di giornate se si è turisti frettolosi e ansiosi di aggiungere più luoghi possibile nel carniere vacanziero. Ed è un peccato perché è più tardi, al terzo giorno e gli altri giorni che vengono dopo che la città si lascia capire. E' solo ai turisti non frettolosi che Marrakech toglie l'assedio e lascia che vaghino liberi nelle sue strade e nelle sue atmosfere senza turbarli. E' solo al terzo giorno che arrivi in piazza e ti senti salutare dal venditore di collanine all'angolo, dal giocoliere piazzato a tre quarti del lato nord, da Ibrahim (o Mohammed o Abdullah) che dice di fare lo studente, ma perde tutto il giorno dietro ai turisti a offrirsi come guida, da una fanciulla che sembra spagnola e invece è araba. là solo al terzo giorno che smetti di essere turista e diventi un amico in visita. La città se ne accorge, te ne è grata e diventa subito piacevole.         

 

 

Acquisti     E' uno dei temi più tentatori durante un viaggio in Marocco e soprattutto a Marrakech. Due, sostanzialmente, i settori dello shopping; i manufatti artigianali moderni o d'antiquariato (che vuol dire: tappeti, gioielli berberi, oggetti d'argento, soprammobili); e gli “oggettí convenienti” (che vuol dire: capi d'abbigliamento in pelle, borse di cuoio, imitazioni di oggetti firmati, come tutta la pulloveria Lacoste, e le borse di Louis Vuítton, di Cartier, di Lancel, ecc). I creatori di questi marchi prestigiosí hanno intentato vari processi ai “Falsari” marocchini, spesso hanno vinto le cause senza mai riuscire a interrompere questo abuso. E i turisti ne approfittano, anche se a un esame meno che approfondito una maglietta Lacoste pagata 16.000 lire si rivela subito falsa, per la qualità e i particolari, e una ventiquattrore Louis Vuitton, pagata 50.000 lire, ha le cerniere che non si chiudono anche se il disegno della tela plastificata è praticamente perfetto.

Dove comprare: ci sono negozi normali privati (i migliori sono tutti lungo l'avenue Mohammed V) dove al massimo si può ottenere uno sconto del 10 %; i centri artigianali gestiti direttamente dallo Stato (ce n'è uno alla fine della Mohammed V, vicino alla piazza Jemaa el Fna) dove i prezzi sono rigorosamente fissi e dove si può trovare assolutamente tutto quello che si trova negli altri negozi e anche tutto quello che si trova nel suk; comprese le false Vuitton e Cartier: e il suk, cioè il grande mercato che inizia oltre la piazza Jemaa el Fna, dove i prezzi dipendono dall'umore del venditore e dalla vostra abilità.

Per i tappeti, invece, il rischio è maggiore, perché i prezzi non sono trascurabili. A saperci fare si fanno eccellenti affari con antichi tappeti berberi che sono straordinari pezzi unici Se non si è intenditori ci si deve fidare di qualcuno che consiglia un venditore piuttosto che un altro. E allora è meglio chiedere a qualcuno come, per esempio, il direttore dell'albergo, una guida statale (di cui ci si segna nome, cognome e numero di matricola). I venditori di tappeti accettano ogni tipo di denaro, ogni forma di pagamento e spediscono la merce in ogni punto del mondo. E in più, al momento di trattare il prezzo d'acquisto (una regola indicativa è quella di pagare sempre meno della metà del prezzo iniziale, a volte anche meno) vi verrà offerto anche un tè alla menta.  

Clima      Marrakech è posta dove il clima atlantico dell'Ovest sfuma in quello continentale dell'interno, già lievemente influenzato dal Sahara appena più a sud. Le precipitazioni non sono frequenti, ma la catena dell'AtIante provvede a far giungere l'acqua necessaria alla città. In gennaio, il mese più freddo, la temperatura minima non supera mai i 5° e quella massima arriva ai 18°, in agosto, il mese più caldo, minimo 20°, con punte massime fino a 38° La primavera è decisamente la stagione più piacevole per queste zone.

 Corrente elettrica  Negli alberghi più recenti è 220 volt; qualche volta 110.

 

Divertimenti Di giorno. La visita della città (ricordando che è vietata ai forestieri la visita alle due moschee della città, senza deroghe), gli acquisti, le escursioni nel circondario, i bagni nella piscina dell'albergo. Si va, per esempio, a una quindicina di chilometri dalla città a pranzare da Ali Ben Fellah che ha costruito un ristorante particolare che riprende gli schemi di una festa tradizionale antica: le tende dei pastori nomadi davanti alla residenza dei Caid. Oggi, nelle tende e nella casa ricostruita ci sono i tavoli apparecchiati, e nel piazzale, tra le tende, non sono i pastori che fanno gli spettacoli, ma professionisti. Lo spettacolo si chiama Fantasia e ha per protagonisti cavalli, cavalieri, danzatori e musicisti. Nel ristorante-comunità di Ali (un'ex guida turistica che ebbe tre anni fa un colpo di genio e abbastanza denaro per realizzarlo) lavorano oggi più di trecento persone.

Di sera. Si va nei ristoranti per turisti che sono fastosi, ricavati in antichi palazzi decorati di maioliche, offrono spettacolini di musica tradizionale, ma hanno il difetto di trasformare la cena in qualcosa di precostruito, perfetto, quasi fasullo. 0 si va in un qualsiasi ristorante marocchino non convenzionato con le agenzie turistiche, ed è molto meglio. Oppure si cena nella piazza Jémaa el Fna ai tavolini comuni dei ristoranti all'aperto, mangiando cous cous, tajine, e ottimi spiedini di carne. Poi si resta lì a guardare lo spettacolo della gente fino a notte.

I divertimenti consueti sono una bellissima discoteca che si chiama “L'Americaine” (sull'avenue Moliammed V) con le luci al laser, i faretti, la musica disco; sono le piccole boìtes de nuit, sempre sulla stessa avenue dove la musica internazionale si mischia alle cantilene in arabo; è il casinò dove funzionano roulette e i tavoli da gioco di carte; o più semplicemente, è la discoteca del proprio albergo.

   Documenti  E'  necessario il passaporto in corso di validità. Per guidare e noleggiare un'auto basta la patente italiana. Non sono richieste vaccinazioni.

 Lingua Si parla l'arabo, vari dialetti berberi e normalmente anche il francese. Negli alberghi il personale parla sempre anche l'inglese.

  Moneta è il dirham, che al cambio attuale vale circa 160lire.

 Noleggio auto Sull'avenue Moliammed V hanno uffici di rappresentanza le più importan ti compagnie di noleggio internazionali e an che piccole società locali. La vettura meno costosa disponi bile è in genere la Renault 4, che può costare circa 50.000 lire il giorno. Con una vettura a noleggio Marrakech può di ventare la base di una serie di escursioni interessanti.

 Taxi   Sono numerosi e semplici da usare. Ci sono i petit taxi (cioè tutte le auto che non sono Mercedes) e i grand taxi (che sono appunto le Mercedes). Nei primi si sta in quattro e costano 10 dirham per ogni rotta urbana, nel secondi si sta in sei e costano il doppio, 20 dírham. Esattamente come i calèches, i calessi a cavallo, che girano per la città o stazionano nei pressi della piazza Jémaa el Fna e sono un ottimo modo per spostarsi nella cerchia urbana. I taxi possono essere impiegati anche per viaggi più lunghi ma bisogna contrattare prima il prezzo.

 Tour operator Hanno programmi per il Marocco molti tour operator italiani, tra i quali “Visitando il mondo”, “Alpitour”, “Malan Viaggi”, “Atitur”.

 Viaggio individuale Non esiste un volo diretto dal]Italia per Marrakech, tutti fanno scalo a Casablanca. “Alitalia” ha due voli settimanali Milano-Roma-Casablanca. La compagnia di bandiera marocchina, “Royal Air Maroc”, ha un volo da Milano la domenica, e tre la settimana (lunedi, giovedì e sabato) da Roma. La più bassa tariffa individuale alk è la pex, che costa 675.000 lire fino a Marrakech (invariata da Milano e da Roma). L'escursionistica valida fino a sei mesi costa 816.000 lire, la tariffa piena valida un anno costa 1.206.000 lire. Da Roma a Casablanca il volo dura circa un'ora e un quarto; per Marrakech c'è un'altra mezzora.  

Viaggio organizzato “Alpitour” propone soggiorni di una settimana a Marrakech in alberghi a quattro o cinque stelle; le quote di partecipazione partono da 816.000 lire per persona con trattamento di mezza pensione e possibilità di prolungare il soggiorno. Marrakech è anche tappa di un tour marocchino di 8 giorni proposto da “Alpitour” nelle quattro Città Imperiali (oltre a Marrakech, Rabat, Fés, Meknès). Le quote per persona partono da l. 194. 000 lire, compreso il viaggio aereo alr, il soggiorno in alberghi a cinque stelle con pensione completa, il tour in pullman con guida italiana.      

 

 MARRAKECH

Vecchio e, nuovo al mercato di Marrakech

  I vicoli sono quasi tutti asfaltati, i prezzi delle mercanzie non si contrattano più: al mitico souk di Marrakech ormai è più facile pagare con le carte di credito che riuscire a concludere un vero affare. Cancellati gli antichi stereotipi, resta però il divertimento di rovistare nelle botteghe di un artigianato ancora genuino. Ecco una guida dettagliata alle curiosità e agli acquisti migliori

Tra le bancarelle di piazza Jemaa el Fna tra montagne di arance la mattina e cartacce la sera, odore di spezie sempre.

Il souk all'apparenza non è cambiato, anche se strade e stradine sono state asfaltate ma il mito dello shopping come lo raccontano i libri di qualche anno fa sta crollando di giorno in giorno sotto la spinta di un'evoluzione che si lascia alle spalle il vecchio stile orientale di «far affari». Chi racconta di aver comprato per 10 quello che gli è stato offerto a 100, o cade nella trappola di un'ingenua vanteria o si è lasciato rifilare la classica patacca. Nel labirinto di viuzze senza nome, fra donne infagottate nella galabia e nascoste dal velo nero, uno sciame di ragazzini e di venditori improvvisati vi perseguita ancora con la merce o la paccottiglia di tutti i mercati arabi: ma guardatevi dall'entrare in trattative  è solo l'ultimo guizzo di un colore locale, voluto dagli standard di un turismo deteriore.

Dai negozi l'invito arriva più sottile e suadente; solo «pour le plaisir des yeux», entrate solo per vedere, dice il berbero davanti a montagne di tappeti, anche se poi tenterà di convincervi all'acquisto, come qualsiasi commerciante del mondo. Quel che è cambiato sostanzialmente è il modo di condurre le trattative, di contrattare il prezzo, soprattutto nei negozi migliori, negli empori che riuniscono la produzione più svariata dell' artigianato tipico, ma vendono con la carta di credito e non concedono in genere sconti superiori al 10-20%, secondo l'articolo. Lo fanno più che altro in omaggio alla vecchia tradizione, per non deludere il turista.

Il souk di Marrakech ha mantenuto il suo modo unico di essere, ma non è la caverna di Alì Babà, anche se lo shopping resta sempre divertente: oggi, attorno alle mura rosse della Medina, si sta allargando a vista d'occhio una città che, pur fedele al proprio stile, costruisce fra giardini e palme, sullo sfondo delle montagne dell'Atlante, alberghi bellissimi, viali larghi, un palazzo dei Congressi eccezionale (il più grande di tutto il continente africano), e questo porta ondate nuove di uomini d'affari, sviluppa correnti commerciali, per cui nel souk si trova anche chi fornisce i tappeti in Italia al più famoso negozio milanese di arredamenti e architettura d'interni.

L'artigianato locale è rimasto genuino, tramanda antichi mestieri e produce le sue cose migliori nella lavorazione del legno (che ha il maggior centro a Essaouira, una cittadina sulla costa a 170 km da Marrakech), in quella della ceramica (soprattutto a Safi, nel sud), dell'argento e dei tappeti. Nelle mille botteghe fra la piazza Jemaa el Fna e la moschea Ben Youssef si trova, ovviamente, di tutto e di tutte le provenienze: la suggestione è forte, però induce spesso ad acquisti sbagliati, belli sul posto e improponibili nelle nostre case.

Diffidate, per esempio, delle guide che reclamizzano oggetti di cuoio e pelli: la concia è spesso tale da emanare un odore sgradevole, che non si avverte al momento, ma rimane anche con il passare dei tempo. In primo piano invece i tappeti: nella Medina di Marrakech esistono cooperative che espongono il cartello «prezzi fissi», e sono in vigore quotazioni abbastanza uniformi, almeno per quanto riguarda la lavorazione attuale.

Per un discreto tappeto berbero di lana di montone o dromedario, colori naturali, si possono spendere 800 dirham (circa 130.000 lire) al metro quadro. Si sale a 1500 dirham in caso di qualità superiore (dovuta soprattutto alla finezza del disegno), per arrivare ai 2000 dirhain della qualità extrasuper, quella con i punti più fitti. In caso di tappeti antichi la valutazione, come sempre, non può essere standard, va fatta caso per caso.

Una buona scelta, sia di produzioni attuali sia di esemplari antichi, si trova «Aux merveilles de Marrakech» (14 souk Semarine), dove le trattative si svolgono in modo molto professionale; se invece volete un pizzico di folklore in più (cosa da non perdere), vedrete dei bei kilim, lavoro delle spose in attesa delle nozze, da Boujemaa (souk des tapis n. 7), nella zona dei berberi.

Tra gli acquisti meno costosi si segnalano gli oggetti di legno di tuya, un albero della regione, con riflessi caldi di radica, ciotole di ogni dimensione, scatole semplici o con intarsi dì madreperla, piatti, bracciali, che indulgono al look esotico. Nel souk ne vendono un po' dappertutto, ma fatevi indicare la piazza della fontana e proprio di fronte troverete un bel negozio con molta scelta, El Farouki Abdelkrim (Foritaine de Moissine 132), prezzi da trattare, dalle poche migliaia di lire in su.

Potete anche trovare, se cercate le cose importanti, qualche bella porta scolpita, di legno antico, che vi verrà spedita in Italia; costo 7000 dirliam, circa 1.150.000 lire. Allettanti le argenterie, dai vassoi alle zuccheriere, alle teiere, cesellate e chiarissime perché di una particolare lega che contiene il 50% di argento: molto dipende dalla lavorazione e dalle dimensioni, però i prezzi sono convenienti, nell'ordine delle decine di migliaia di lire, e gli oggetti di bell'effetto.  

  La zona più indicata è il quartiere di Bab el Mellah..Una panoramica, di buon artigianato la trovate a «L'Art Arabe» (rue Souika Mouassine 75, in pieno souk), dove potete vedere all'opera il vecchio Lafkilie, un curioso personaggio che lavora il legno con una velocità e un'abilità incredibili, manovrando l'attrezzo con il piede e offrendovi un talismano in legno fatto sotto i vostri occhi; nel negozio riuscite a scegliere con calma un anellino d'argento, piccolo e leggerissimo, un bracciale, una collana, una spilla con i motivi beduini: i prezzi vanno dalle 20-30.000 lire in su.

Grandi tentazioni vengono dall'esotismo di caffetani, galabie, gandure, l'abbigliamento locale, ma è bene essere prudentissimi: sono comodi, però confezionati a uso del turista, con materiali probabilmente di origine europea, e il loro prezzo, 100‑150 dirharn (16.000 lire o poco più) è in ogni caso quello di un capriccio. Qualche bel capo si può scegliere a «La maison du kaftan marocain» (65 rue Sidi El Yamani-Mouassine).

Ultimo, o primo, tributo al folklore sono i negozi delle spezie, dove la sosta è dettata unicamente dagli interessi e dalla curiosità: si vende dal tè di menta alle pietre profumate, dall'henné al kajal per il trucco degli occhi, ai rossetti verdi che prendono colore sulla pelle, tutto per pochi dirham.

Se il souk è d'obbligo, c'è un altro shopping meno frastornante e senz'altro consigliabile: quello che si può fare in avenue Mohammed V, la grande arteria della città nuova, quartiere di Gueliz, dove i turisti non sbarcano a frotte, dove nessuno vi assilla perché entriate a comperare. Del tutto trascurabili i negozi all'europea, sono invece interessanti quelli di arte locale: alla «Nouvelle Galerie d'antiquités» (72 bd. Mohammed V) c'è una bella scelta di oggetti di antiquariato, dai piccoli e delicati vetri siriani ai gioielli, ai pezzi di arredamento, tutto «a prezzi ragionevoli», come assicura madame Faher M'hamed, la proprietaria: per un bell'anello d'argento del Sahara, del secolo scorso, piccola pietra incisa all'intemo, 600 dirham (circa 98.000 lire). A poca distanza, al n. 84, scintilla invece «Aux arts islamiques», esclusivamente dedicato all'argenteria moderna. Una panoramica di begli oggetti, per finire, al negozio «Artisanat marocain» di Hadj Aomar M'ghinia (27 av. Mohammed V) di fronte al cinema Régent, che vanta una serie di premi ottenuti in esposizioni internazionali e raccoglie tappeti del sud e dell'Atlante, ricami, armi, coperte.Non dimenticate 10 o 30 dirham di mancia per il ragazzino che vi ha fatto da guida, 15 dirharn per il tassii che vi riporterà in albergo, e soprattutto moneta spicciola per gli acquisti. Per i biglietti di grosso taglio è difficile a volte trovare il resto.

 VALLE DELL' OURIKA

E' un viaggio verso la preistoria, dove la natura fa da sfondo a testimonianze di antiche civiltà già presenti in Marocco verso il Primo Millennio A.C. In più, è la porta dell'Alto Atlante centrale. Un'escursione che attraversa gli antichi villaggi berberi e culmina nella spettacolarità della collina di Yagour. Partendo da Marrakech, la prima tappa è Aghmat, sito di un'antica città fondata dai Berberi Haouara prima dell'avvento dell'lslam. Verso la fine dei X secolo, Aghmat è stata la capitale di un piccolo principato che, conquistato dagli Almoravides nel 1058, fu via via spopolata a favore di Marrakech. Sulla piazza, il mausoleo di Moatamid Ibn Abbad e di sua moglie, testìmonia ancora l'importanza della città e del suo principe-poeta". Moatamid era, infatti, un letterato andaluso che governava Siviglia alla fine del XI secolo. Dopo la Riconquista chiese asilo all' emiro Yousset Ibn Tachfìn che, invece, lo fece prigioniero e lo rinchiuse ad Aghmat.

La strada prosegue e comincia a salire verso l'Alto Atlante proprio mentre si inoltra nella ridente valle dell'Ourika e attraversa lghref (da notare la moschea che domina un eccezionale panorama che si estende per centinaia di metri). Dopo Tazinout si arriva alla collina di Yagour, dove si possono osservare quasi 2500 incisioni rupestri di armi, animali, figure umane e simboli geometrici di difficile interpretazione. La datazione, ancora incerta, dovrebbe essere anteriore al Primo Millennio a.C. In estate, su questo altopiano arrivano i pastori delle tribù Oucheg e Ait Zat, con le foro greggi di pecore e capre. E, nel mese di agosto, le donne della valle del Zat si recano in pellegrinaggio al vicino monte Meltsen per il "sacrificio dei polli, un modo per accattivarsi la fortuna e trovare marito. Proseguendo, a ovest dei colle del Tu n'Ghellis, sulla linea che separa la valle dell'oued Ourika da quella dell 'oued Zat, si trova il sito di Lalla Mina Hammou, con le sue numerose tavole di grès ornate con petroglifici. Altri petroglifici sono incisi sulle falde di grès rosa dell'Aotigdal n'Ouagouns. Ma le incisioni più spettacolari sono quelle di Talat nAisk, sul fianco d'i una sporgenza che domina la vallata. Alla sommità si distingue un cerchio di un metro di diametro dal quale partono numerosi tratti disposti a raggiera. A pochi metri si possono osservare alcune armi, tra cui un'ascia a doppio taglio simili a quelle ritrovate a Creta tra i resti dei periodo Minoico.    

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 sotto le montagne dell'Atlante

 Da Marrakech, capitale del Sud, attraverso l'Alto Atlante, le valli e gli ksour fino a Zagora, dove il Marocco affonda nelle sue vere radici: il deserto

Eccolo il vero Marocco, quello che la geografia, gli usi e i costumi vogliono proiettato verso l'Africa nera, quello che si stacca dalla mediterraneità di Tangeri e dal cosmopolitismo di Casablanca. In somma, il Marocco che parte da Marrakech e verso l'interno attraversa montagne, valli, oasi e deserti; incontra l'Alto Atlante, Ouarzazate. Agdz, Goulmina, Ríssani e torna indietro per raggiungere Zagora e M'hamid. Mentre dall'altro versante arriva sull'Atlantico e scende giù fino al confine della Mauritania, inglobando nel suo cammino Essaouira, Agadir Tiznit, Sidi Ifni, Goulimine, Tan Tan, Tarfaya e Laayoune. Paesaggi magici che si inseguono e che fermano nella memoria tutto l'immaginario, portando alla realtà perfino gli spazi di Lawrence d'Arabia.

In questo viaggio che naviga tra la realtà dei posti e l'irreale delle sensazioni, ecco cosa non dovete perdere.

Di Marrakech  la "capitale" del Sud Marocco è una città da non perdere. Il nostro consiglio è quello di non limitarvi e visitare suk e monumenti, ma di viverla nelle sue pulsioni più vere, abbandonando le vesti del turista e indossando quelle del curioso viaggiatore. In molti l'hanno già fatto, e non sono più tornati indietro.

Da Marrakech partono quattro strade verso l'Alto Atlante. Una porta ad Amizmiz; la seconda attraversa l'Atlante via Asni; la terza va nella valle dell'Ourika e alle stazioni sciistiche; la quarta si arrampica fino al monte Tizi n'Tichka prima di precipitarsi verso il deserto e Ouarzazate. Naturalmente, sarebbero, da fare tutte. Se non avete tempo, affidatevi al caso: non vi deluderà. Comunque, non perdete i posti che seguono.

Le montagne e il deserto. Nel 1928 i francesi decidono di costruire una città all'incrocio delle strade che provengono dal monte Tizi n'Tichka, da Tafilat e da Zagora. E così Ouarzazate diventa un punto strategico per stabilire una guarnigione militare nel tentativo di pacificare le tribù locali in lotta. Le caserme e i palazzi amministrativi circondati da alte mura danno alla città l'aspetto di un forte della Legione Straniera. Il luogo scelto dai francesi è vicinissimo alla casbah di Taourirt, la residenza del califfo della dinastia glaouita che, dopo l'espansione della città, oggi rimane praticamente inglobata nella sua area ed è una delle antiche città marocchine meglio conservate. Nessuno conosce bene la storia di Taourirt: i nativi pensano che il posto fosse abitato già nel 1600, ma di certo si sa che i Glaoua ne presero possesso solo nel 1870 e che costruirono una residenza capace di contenere oltre 1500 persone,  tra dignitari, servitori schiavi e donne dell'harem. A nord di Ouarzazate si trova Tiffoultout, un'altra sede del califfo praticamente in rovina. Nel 1960, però, fu restaurata in parte per accogliere la troupe cinematografica impegnata con il Lawrence d'Arabia (da notare che gli studi dell'Atlas Corporation sono vicinissimi). Nei dintorni, restano da visitare Aìt ben Haddou (il posto più fotogenico del paese) e la valle del Dráa. Ma l'occhio spazia ovunque fino a Zagora, dove malgrado le palme, si ha la sensazione di essere penetrati finalmente nel deserto. Zagora è l'oasi per eccellenza. 1 suoi abitanti praticano la coltura intensiva di datteri, agrumi, ulivi e mandorli. Appena superate le colture, il deserto si impone in tutto il suo splendore, con le rovine delle antiche casbah degli Almohades, califfi-mercanti che da qui regolavano il commercio da Siffiniassa a Tombouctou.

La costa. In quasi tre ore di auto, si arriva da Marrakech a Essaouira. L'incontro con l'Atlantico non potrebbe essere più felice. Dopo aver goduto della sua magia e aver comprato qualche prezioso oggetto di ebano, un'altra tappa d'obbligo è Agadir, che dopo aver avuto un ruolo importante nella lotta di liberazione del paese dai Portoghesi, è stata resa famosa dalle strutture turistiche. Meglio frequentare le spiagge, insospettabilmente belle, che si trovano al di fuori degli stabilimenti balneari attrezzati. Scendendo a sud, conviene deviare verso l'interno Tadant, la capitale dei Saadiani al centro della valle del Souss, e poi proseguire per Tafraoute, una cittadina tutta rosa e rossa, e infine per Tiznit, la citta dell'argento dove comincia il pre-Sahara. Ancora giù, ecco Sidi Ifni, colonia spagnola e poi avamposto delle sperimentazioni architettoniche degli anni '30, per arrivare a Goulimine, porta - ingresso al deserto vero, dove il Sahara è già realtà.        

 C

Tra il mare e il vento  Sono molte le motivazioni per andare a Essaouira: non ultima, la possibilità di praticare windsurf e barca a vela. Non a caso, infatti è chiamata “la città dei venti d'Africa”. Ma se il brivido della tavola dei surf o della barca è riservato agli appassionati, tutti gli altri possono godere di una delle città più belle del Marocco: le fortificazioni, i caffè sul lungomare, i ristoranti dove mangiare ottimo pesce (c'è la più grande flotta di pescherecci del paese), le botteghe degli ebanisti (sono i migliori lavoratori del legno di tuia) sprigionano un fascino carico di storia. A partire dal regno di Mohammed ben Ahdallah (1757‑1790) Essaouira, che pure era conosciuta dai Cartaginesi, acquista una fisionomia particolare, grazie all'architetto francese Cornut che, prigioniero del sultano, la trasforma in fortezza, sfruttata, in seguito, dal colonialismo portoghese e dal protettorato francese.  

Gole di Todra  Per accadere alle gole di Todra si parte da Tinerhir e si percorre una strada che è una vera gioia per gli occhi. Lungo tutto il tragitto si vedono delle tipiche casbah berbere, con le loro caratteristiche mura alte e i minareti. Il loro carattere pittorico nasconde la loro utilità: fanno parte di un complesso sistema di difesa contro le tribù pirate.

 Erfoud   La regione è famosa per la sua produzione di datteri, i migliori dei Marocco. La città è moderna, frequentata soprattutto da chi vuole affrontare le dune di Erg Chebbi, la cui caratteristica è quella di cambiare evidentemente il colore a seconda delle ore del giorno.

 Sijilmassa  Le rovine di Sijilmassa sono quasi scomparse, arse dal sole e corrose delle piogge. Una volta era una città commerciale molto ricca, ha vissuto il suo periodo migliore quando nel XIV secolo l'Europa abbandonò la moneta d'argento per quella d'oro. Punto di passaggio per i marocchini che andavano a La Mecca. È vicinissima a Rissani.

 Agdz   Punto di partenza per la valle del Dráa. La strada che va da Aqdz a Zagora è di una bellezza spettacolare. L'ambiente aridissimo è tagliato da una striscia di verde lussureggiante, con palme e campi coltivati. Lungo le sponde dei fiume Draa, si allineano anche molto casbah berebere piazzate in posizioni strategiche.

 Essaouira   La magia di Essaouira non dipende tanto  dalla sua storia, passata e recente, quanto dal matrimonio armonioso tra la bellezza della natura e l'architettura. Il che rende la città un posto che basta a se stesso: abitanti e habitueés lo sanno, i visitatori lo scoprono presto. Una volta assorbita tutta questa magia , si può partire verso il sud. La strada serpenteggia tra la costa e l'entroterra, sale e scende lungo le pendici dell'Atlante, attraversa piantagioni di banano e riserve faunistiche, mentre alcune spiagge solitarie offrono relax e bagni di sole. La costa è poco frequentata. Solo il faro di capo Rhir e qualche marabou bianco funzionano da punto di riferimento. Altri punti di interesse lungo la strada, prima di arrivare si trovano tra Imouzzer a Ida Outanane, do. ve nelle verdissime vallate portano a ripide cascate.

Tiznit  Il pre-Sahara comincia a Tiznit. Nonostante le numerose costruzioni moderne, la  città conserva ancora il suo aspetto di guar­nigione militare. Intatti è nata per volere del sultano Moulay Nassan nel 1882 come roccaforte per combat­tere i Barbari Chicuba. Per lo stesso motivo vi si installarono i francesi durante il loro protettorato sul Maroc­co. La leggenda, però, vuole che la città sia più antica: nel 1500 una prostituta pentita venne lapidata e nel posto dove cadde il corpo sgorgò una sorgente, detta ancora oggi la "sorgente blu di Lalla Tiznit".

 Goulimine   Goulimine rappresenta il ritorno alla dura realtà del deserto.Non quella che si definisce una bella città, ma ha una po­sizione simbolica per chi vuole entra­re nel Sahara. E' qui che arrivano i Tuareg, gli "uomini blu" del deserto a barattare i loro animali con le scorte di legumi. Cammelli e dromedari hanno qui il loro terminal dopo le lunghe carovane; mercanti e avventurieri hanno a disposizione una piazza ottimale. Dopo Goulimine non ci sono più oasi, né piante di datteri né montagne. Il deserto attira il viaggiatore come una calamita, con le sue disteso piatte che moltiplicano l'orizzonte.  

 Quarzazate    Situata all'incrocio delle strade che provengono dal deserto e dalle montagne, Ouarzazate ha una posizione strategica. Per questo i francesi la costruirono nel 1928 con la struttura e le forme dei forti della Legione Straniera. Alla sua periferia si trova la casbah di Taourit, antica residenza del califfo glaouita così grande da poter accogliere oltre 1500 persone, che oggi è l'unica di tutto il paese perfettamente conservata. A po­chi km si trova Tiffoultout, un'altra sede del califfo .  

DORMIRE E MANGIARE

A Ouarzazate: Hotel Berbère Palace, tel. 04-883077-  Hotel Bellère, tel. 04-882803; ristoranti di specialità marocchine: Yasmine, tel. 04-885143-   Al Waha, tel. 04-883254.

A Zagora: Hotel Roda, tel 04-847249 - Hotel Madsalam Zagora, tel. 04-847400.

A Essauira: Hotel Villa Maroc, tel. 04-473947 - Hotel Des Iles, tel. 04-472329;  ristoranti a tutto pesce: chez Sani (sul porto dei pescherecci), tel 04-473513.